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sistrall.it
15 marzo 2026

Gli LLMs sono gli Excel delle parole

É passato talmente tanto tempo che posso iniziare con il “c’era una volta”, credo.

C’era una volta un professore di scuola media: teneva un computer desktop nel suo laboratorio, nel seminterrato della scuola. Il computer era al centro dell’aula, un po’ più avanti della prima fila di banchi. Il computer era anche il centro dell’aula: lo schermo nero con i caratteri in verde — sempre che io ricordi bene il colore —, la mole dello strumento, lo spazio che occupava ne segnalava l’importanza.

Su quello schermo il professor Costa ci faceva vedere cose: cose fatte con l’editor di testo WordStar, cose dentro il sistema operativo, cose — le più interessanti per me — dentro un foglio di calcolo Lotus 1-2-3.

Era poco tempo prima che in casa nostra comparisse il primo vero computer: era un Olivetti. C’era stato un Philips MSX qualche tempo prima, ma le nostre linee del tempo non erano allineate: io troppo piccolo, l’MSX troppo grezzo per un bambino.

Ma prima ancora ci sono sempre state diverse calcolatrici. Più o meno tutti, a casa, avevano una calcolatrice, mi immagino. Noi, in effetti, ne avevamo più d’una: ne ricordo una molto minimalista, con le operazioni di base, di una plastica opaca e di una semplicità così notevole che avrebbe potuto disegnarla Dieter Rams. Poi ricordo che mio papà regalò una calcolatrice scientifica al cugino più grande, il primo in famiglia a vedere un’università dall’interno.

Non so quando mio papà compro la prima calcolatrice, ma l’importanza e l’utilità di quello strumento era chiara. Ricordo che la sua presenza era, in un senso, scontata: che è quel che capita quando arriva una tecnologia che scombussola l’esistente, spinge da parte tutto un pacchetto di saperi e ne richiede e introduce degli altri. La generazione di mio papà, nato nel 1949, è stata la prima ad avere a disposizione le calcolatrici elettroniche a buon prezzo, economicamente accessibili ai più: fare le operazioni non era più un problema.

Dev’essere questo che, ricordo, mi impressionò moltissimo quanto Costa ci fece vedere come si usava Lotus: non solo fare i calcoli non era più un problema, ma rifare gli stessi calcoli al variare dei valori iniziali non richiedeva più tempo. Ecco, questo era davvero davvero stupefacente: Lotus, diciamo, accorciava la linea del tempo. Non in generale, certo, fuori rimanevano gli autunni e le primavere di sempre, ma se stavamo parlando di fare dei conti, beh, lì era successo qualcosa: fatti una volta, il tempo per rifarli non serviva più, non c’era più.

Dev’essere per via di quello stupore lì, che poi, una volta che i computer entrarono per davvero a casa nostra come uno strumento di studio, lavoro, divertimento, io, allora, con Excel facevo di tutto.

Ricordo che me lo studiai a fondo. Non che sapessi a memoria tutte le formule, ma, insomma, ne tiravo fuori sempre qualcosa di nuovo. Mi ricordo che una volta, all’inizio dell’università, quando i fogli di calcolo erano diventati capaci di fare anche i grafici, ne feci uno per disegnare la trasformata di Joukowsky, che è una cosa notevole che spiega come mai gli aerei in cielo stanno su. E anche in quel caso il tempo prese di nuovo una piega diversa: cambiavo i parametri e Excel generava un nuovo grafico, un nuovo disegno. Non solo il tempo per rifare i conti era sparito, ma anche quello per rifare i disegni. Figuriamoci.

Ho ripensato a queste cose spesso, nel 2025, che è stato il primo anno in cui ho usato per davvero, quasi tutti i giorni, gli LLM. Ho pensato spesso che guardo a quanto sta succedendo nel campo dell’intelligenza artificiale con una meraviglia simile a quella con cui guardavo Excel.

Ho pensato, spesso, che gli LLM sono gli Excel delle parole.

Non mi riferisco alla forma: non c’è niente, nell’esperienza d’uso, che unisca gli LLM e Excel (in effetti, per dire, gli LLM sono ancora piuttosto tonti, con i calcoli). E non mi riferisco solo alle parole dell’italiano o dell’inglese: includo, soprattutto, le parole dei linguaggi di programmazione, che gli LLM sono bravi a usare.

Mi riferisco, in effetti, alla compressione del tempo: prima eravamo solo noi, animali umani e qualche raro animale non umano, a usare del tempo per mettere insieme le parole.

Ora non siamo più i soli a saperlo fare. E la linea del tempo si è contratta di nuovo.

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Sono Silvano Stralla. Faccio lo sviluppatore, mi piace fare fotografie e pedalare biciclette.
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