Dentro Kathmandu ci si sente in un intestino.
Dentro Kathmandu ci si sente parte di un meccanismo le cui regole solo si intuiscono.
Ci si sente in un organismo vivente e caotico.
Il soggetto qui è la bimba. Che quasi sparisce. Prendetela com’è, questa foto: tecnicamente neanche mi convince del tutto, ma se mi ritrovassi nei dintorni non ho il minimo dubbio che la ritenterei, magari cercando la luce, il momento. Perchè ti butta dentro quell’atmosfera lì. O no?

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E in effetti ogni tanto l’impressione di essere in un intestino arrivava anche al naso….
Si, una sorta di struttura di regole c’è, tipo il codice dei clacson, tipo il fatto che tutti camminano apparentemente dove gli pare ma quando lo facciamo noi c’è subito qualche automobilista che protesta perchè siamo in mezzo alla strada…
La foto va bene Sil, ricordo bene che razza di luce c’era quella sera e in quel caos hai già fatto un ottimo lavoro. :-)
É una specie di uno e tutto, hai ragione e tutti sono indispensabili a far muovere la macchina, nessuno escluso.
Ogni cosa è fatta per essere usata, usata nel modo migliore, non si getta nulla e, da quello che si è gettato, è sempre possibile recuperare qualcosa…
Appena mi sono collegata al sito e mi e’ apparsa davanti agli occhi questa foto, mi e’ arrivata anche una “tanfata” di aria di Kathmandu! Le tue sono foto magiche?!!?
Quello che mi intriga della foto e’ cio’ che succede sotto l’ombrellone: la luce delle fiammelle e’ evocativa…..
Secondo me è il giusto equilibrio tra tecnica ed emozione.
Giornalismo?
fiumane di gente, risciò, biciclette, taxi, automobili, viandanti, bambini, sadhu, viaggiatori, monaci, bazar, si riversavano nella strada. Tutti avevano un ordine nel movimento e una consapevolezza del loro ruolo tale che mi imbarazzava sentirmi goffa e “fuori posto”.
Sil noti sempre la persona al momento giusto! La bimba che si incanta a guardare un chiosco pieno di luci: un momento di immobilità in quella caotica città.
j’aime beaucoup cette photo
Merci @boutillot-cauquil!